Lui & Lei
IL MILITARE E GRAZIELLA
16.05.2026 |
23 |
0
"Mentre il mio giocattolo le esce per l’ennesima volta a causa della sua sfrenata irruenza, lo prendo e lo presento non alle sue labbra vaginali ma al suo culone..."
In quell’anno prestavo servizio militare e dal Friuli ed ero riuscito, grazie a un evento impensabile, a farmi “aggregare” all’ospedale militare De Bertolini di Padova.Battevo a macchina, insieme ad altri cinque raccomandati, i referti preliminari scritti dagli ufficiali medici del reparto di accettazione dei militari che venivano ricoverati per i motivi più diversi. Dopo le 13 i medici andavano via, normalmente non c’era più niente da fare e gli altri cinque, tutti residenti nel raggio di 20 km, andavano a casa per ripresentarsi la mattina successiva all’adunata e anche se può sembrare strano, è vero! Unico a rimanere ero io abitando lontano da PD. Il pomeriggio lo passavo in branda nella piccola stanza a noi sei riservata a guardare perlopiù riviste porno… Spesso, essendo estate, con già otto mesi di naia fatti e il grado di caporale, che, per quanto inutile, nell’esercito aveva il suo valore, ottenevo di uscire in pantaloncini corti, Superga bianche e maglietta per andare a correre un po' e ingannare il tempo. I sottoufficiali che si alternavano alla guardia e con i quali avevo fatto amicizia chiudevano un occhio lasciandomi passare vestito in quel modo.
I sabati e le domeniche non finivano mai: niente visite mediche, niente da fare, niente commilitoni. Gli “altri” restavano a casa per tornare puntuali il lunedì mattina. Solo qualche volta andavo a casa per il weekend, quando le mie finanze lo permettevano…
Proprio rientrando da un we a casa sul treno incontro lei, Graziella, una donna sui 45. Separata da circa un anno, vicentina, formosa, sul metro e settanta, bruna, capelli corti che cadono appena sulle spalle, occhi scuri, un paio di tette da quinta misura e un gran bel culo tondo. Indossa gonna plisettata color panna fino a metà coscia e una camicetta blu sbottonata quel tanto da lasciare intravedere il reggiseno. Siamo soli nello scompartimento di un treno quasi vuoto, mi racconta della sua vita, non finisce mai di parlare, chiede di me, cosa faccio, dove sto andando. Da Brescia, dove è salita, a Vicenza il viaggio non è corto ma il tempo scorre veloce. Le dico che mi piacerebbe visitare la sua città. Lei risponde Vieni a trovarmi e io te la faccio vedere!>. Chissà se in quel momento si riferisce alla città o cos’altro… Ovviamente accetto, < Dimmi quando ti va bene e vengo volentieri > e lei < Ti lascio il numero, chiamami mercoledì sera e ti so dire se sono libera per il fine settimana >
Arrivata a Vicenza lei scende, io proseguo. Sono al settimo cielo!... Aspetto impaziente il mercoledì sera e la chiamo
< Ciao, sono Matteo, ci siamo conosciuti sul treno, mi hai detto di chiamarti ed eccomi qui> < Ciao Matteo, mi ricordo bene di te, aspettavo la tua telefonata. Io questo weekend sono libera, se ti va puoi raggiungermi venerdì; finito di lavorare passo per le 18,30 a prenderti in stazione così sabato possiamo fare un primo giro della città >.
Non speravo niente di meglio. Poco prima delle 18 sono già fuori dalla stazione di Vicenza, sono davvero in anticipo, faccio quattro passi lì vicino, poi vedo un piccolo baracchino che vende fiori, dentro c’è una vecchietta quasi nascosta tra loro. Mi avvicino, le chiedo quanto costa una rosa, (di più non posso permettermi con la paga dell’esercito…), lei risponde < È per la tua ragazza? > Bleffando dico SI. Non ricordo quanto mi avesse fatto pagare ma era davvero poco, < Dalle un bacio da parte mia >. Pago e ringraziando mi allontano con la mia rosa.
18,30 arriva una Mini verde oliva abbastanza scalcinata: è lei. Suona e mi fa cenno di salire. Appena in macchina ci salutiamo, indossa un vestitino leggero, bianco abbastanza corto, svolazzante, con fiorellini azzurri, una grossa cintura, calze velate e un paio di zeppe. Che gran figa penso, le porgo la rosa racchiusa in un cellophane trasparente con disegni colorati. < Ho pensato a questa piccolissima cosa per ringraziarti della tua ospitalità e perché… sei davvero molto bella >. Graziella sorride, ringrazia a sua volta ma prendendo la rosa si punge l’indice della mano destra; le esce subito una goccina piccolissima di sangue. Dispiaciuto per quel che è successo dico < Ho letto che le punture delle rose possono fare facilmente infezione, bisogna subito provvedere >, le prendo la mano la porto alla mia bocca e succhio quel ditino. Al suo iniziale stupore segue la mossa spontanea di ritiro della mano, poi si ferma e dice < Guarda come si fa >, porta il dito alla sua bocca inizia con la punta della lingua a leccarlo come fosse un lecca-lecca mentre mi guarda fisso negli occhi.
Le riprendo la mano, la riporto alla mia bocca e torno a leccare quel dito girandogli lentamente attorno con la lingua. < Mi sa che ci sono tante cose che puoi insegnarmi >.
Gli sguardi si intrecciano, sono maliziosi e dicono più di tante parole. . Durante il breve viaggio mi racconta che l’abitazione in cui vive in affitto è di due anziani che hanno un’altra casetta ad Asiago. < Vanno là a inizio estate e tornano a fine settembre, io sono l’unica ad abitare in estate nel piccolo edificio >.
Abita al primo piano, sotto c’è l’appartamento dei vecchietti, < Faccio strada > e inizia a salire le scale davanti a me. Il suo stupendo culone rotondo ondeggia maliziosamente proprio dritto davanti a me a meno di un metro, il vestito corto e svolazzante a tratti mostra l’elastico ricamato delle sue calze autoreggenti. Un paio di volte inciampo sui gradini < Non ti distrarre…> dice ridendo. C’è poco da ridere penso io con il mio pisellone duro come un palo.
Entrati nel suo piccolo appartamento, mentre va in camera dice < Faccio una doccia, voglio rinfrescarmi. Se dopo vuoi puoi farla anche tu >, un minuto più tardi esce dalla camera per entrare in bagno con addosso un asciugamano bianco che la avvolge dal seno in giù. E’ davvero corto e a malapena le copre il culo; il pisello che si stava giusto rilassando torna a diventare duro…
Esce dal bagno con i capelli ancora bagnati, mi lascia il posto in doccia, mentre entro mi dice < Quando sarai sotto l’acqua entro a sistemare i capelli, i vetri non sono trasparenti > e così fa. Certo i vetri non sono trasparenti ma nemmeno totalmente opachi, la parte superiore, penso oltre il metro e settanta, è perfettamente trasparenti fino alla sommità. Tirando il collo, in punta di piedi, contando sulla mia altezza riesco a vederla. Ha ancora l’asciugamano bianco attorno al corpo e quando si abbassa con il capo, e non so per quale ragione, sul lavandino che è proprio di fronte alla doccia il culo si scopre oltre la metà: è stupendo. Una nuova erezione è inevitabile, non ce la faccio più. Direziono la doccetta con acqua fredda verso di “lui” …
Quando mi rivesto metto solo i calzoncini corti che ho, un’altra erezione con i boxer elasticizzati a stringere sarebbe letale, o quasi.
Certo dico io ma penso anche che il divano è a due posti e non supera il metro e sessanta di lunghezza, sarà davvero dure per me!
< Buona notte, se hai problemi nel sistemarti sul divano fammelo sapere >
Provo a sdraiarmi, mi giro, mi rigiro, piego le gambe, proprio non ci sto, non riuscirò a dormire. La chiamo e le chiedo un cuscino e un lenzuolo perchè intendo dormire sul pavimento. Vene in sala/cucina, io sono già sdraiato sul tappeto, vista da sotto la veste posso “ammirare” la sua grossa figa confinata con difficolta dalle mutandine e il suo culone nel quale il tessuto scompare quasi totalmente. “Lui” torna a irrigidirsi; non c’è pietà per me.
< Dai, vieni nel mio letto, ma solo per dormire però! > < Certo! > rispondo usando un tono imbarazzato.
Lei si corica rivolta con il viso dal lato esterno del letto, io mi corico voltato dalla parte opposta, verso la finestra aperta. La luce della luna che entra però mi colpisce in pieno volto, non riesco a dormire, non c’è pietà per me.
Mi giro lentamente, adesso non ho più la luce in faccia, davanti a me c’è il suo magnifico culo in mutande nere illuminato dalla luna. Le palle mi dolgono dopo le tante erezioni e questa nuova situazione genera la più potente erezione di mai. Sento il mio pisello pulsare all’unisono con le pulsazioni accelerate del cuore. Mentre mi muovo lentamente e dolorante con un piede maldestramente tocco il suo. Mi fermo; penserà che ci sto provando! Ma forse dorme già!
Invece no! non sta dormendo, dopo qualche secondo allunga il suo piede e lo sfrega lentamente sul mio, poi avvicinandosi ancor più a me inarca in avanti la schiena appoggiando il suo culo sul mio pene per poi muoversi delicatamente.
Rompo gli indugi, quando è troppo è troppo! Sposto con difficoltà e dolore le mie mutande liberando il mio cazzo che appoggio sul suo culo sfregandolo con decisione. Lei allunga la mano dietro per accarezzarlo. < Come è duro! Avevi voglia di me? > < Si, è da quando ti ho rivista stasera in stazione che ti voglio >
Comincia a segarmi lentamente, io le dico < Piano ti prego, ho le palle doloranti, mi è venuto duro così tante volte da quando ci siamo incontrati in stazione che ho perso il conto >
Si gira verso di me e mi fa sdraiare sulla schiena, smette di segarmi e inizia a succhiarmelo, sempre lentamente poi dice < va meglio adesso? >. So che soffrirò fino a quando non sarò venuto, mi è già successo in passato e glielo dico. Lei continua a succhiare imperterrita ma delicatamente. Dopo non più di un minuto le dico < Sto venendo, spostati >, ma è come se fosse sorda, va avanti fino alla fine. Le riempio la bocca e poi lascia che tutto cada sul mio addome. < Mio Dio, quanta roba, per forza avevi male ai testicoli. Peccato però che tutto sia già finito…> Rispondo < Lascia che vada a pulirmi prima che coli sul lenzuolo e poi ti faccio vedere io cosa è finito! >
Quando torno dal bagno la trovo supina, gambe incrociate, braccia rivolte verso la testata del letto, senza pigiama con le sole mutandine.
Sono giovane, ho solo 21 anni, non ho molta esperienza ma non è la prima volta che faccio sex… Mi sdraio di fianco a lei, la coccolo con baci sul collo e sulle labbra, scendo ai suoi grossi seni adagiati sul suo petto, con capezzoli turgidi e sporgenti, da lì vado più in giù baciandole l’ombelico e poi giù ancora baciandola fino all’inguine e all’interno della coscia per poi risalire e passare all’altro inguine e coscia, ogni tanto colgo un suo fremito.
Risalgo ancora, le scosto le mutandine, ha una passera enorme, perfettamente rasata con un ciuffettino nero in alto, le grandi labbra sono lisce, gonfie, bagnate, inizio a leccarla e trovo facilmente il sui “grilletto” che prendo tra le mie labbra per succhiarlo lentamente. Ormai non è più solo bagnata, è “allagata”.
Mi spinge via, mi fa sdraiare sulla schiena e mi sale sopra, con foga lo spinge dentro di se e inizia una calvata frenetica, selvaggia. Le grandi tette seguono il ritmo ballando su e giù, se le prende tra le mani e le stinge forte. Dopo un paio di minuti la “disarciono”, la faccio mettere a pecorina e la prendo da dietro con la stessa foga con cui lei ha cavalcato, poi si corica su un fianco.
Da dietro le prendo la coscia e la sollevo verso l’alto per tornargli dentro ancora una volta. L’esito è scontato e mentre lo tiro fuori vengo. Lei lancia un urlo, sarà di godimento o di compiacimento? Non lo saprò mai…
Ormai è notte fonda, un passaggio veloce in doccia per entrambe e poi il sonno ci coglie.
E il sabato a visitare le bellezze di Vicenza? E chi ci pensa più. Dopo una ricca colazione ci ritroviamo ancora sdraiati nel letto per un nuovo round di piacere estremo.
Cerco di capire se le piace prenderlo nel culone ma subito mi stronca, mi dice < Zona assolutamente proibita >. Me ne faccio una ragione, non sempre si può ottenere tutto ma, mai dire mai…
Dopo un we passato tra le lenzuola è venuto per me il momento di tornare a Padova. Ci lasciamo in stazione dove mi ha accompagnato e ci accordiamo per vederci il successivo venerdì.
Per quattro settimane ogni domenica nel pomeriggio rientro in caserma totalmente prosciugato e sfinito. Ogni mio tentativo di violare il suo culone viene puntualmente respinto. Ma ci deve essere un modo mi dico. Ogni limitazione, specie a 21 anni, è una sfida e come in ogni sfida si cerca sempre di vincere.
Il successivo e quinto we sono deciso ad avere “il buco proibito”. Sabato pomeriggio, dopo pranzo siamo di nuovo a letto. Lei ama cavalcare anche nella variante con la schiena rivolta a me e io ho un mio progetto che cerco di attuare facendolo passare per un “incidente”. Mentre il mio giocattolo le esce per l’ennesima volta a causa della sua sfrenata irruenza, lo prendo e lo presento non alle sue labbra vaginali ma al suo culone. Scende di impeto come suo solito ma questa volta gli entra nel buchetto fino quasi a metà. Si rialza di scatto inviperita, gli dico < Scusa è stato in incidente, la distanza e minima, può succedere > Non mi crede e in un momento di ira mi dice < Vestiti e vattene, non credo a una delle tue parole >. A nulla serve il mio tentativo di dissuaderla, ormai la frittata è fatta!...
Ma ci sarà un seguito!...
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per IL MILITARE E GRAZIELLA:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
